CFP: Lexia 27-28 – Intentionality

LEXIA 27-28: Intentionality

Edited by Massimo Leone, University of Turin and Zhang Jiang, Chinese Academy of Social Sciences, CASS

Download: Lexia 27 – Call for Papers


[English version; Chinese, French, Italian, Spanish, and Portuguese versions below]

Intentionality is one of the most crucial areas of inquiry in both sciences and the humanities. The different disciplines explore it through various approaches. In semiotics, and especially in structural semiotics, intentionality is investigated in relation to the concept of text. If a text is a portion of meaning that a culture isolates as peculiarly significant in relation to its context, the issue of intentionality essentially bears on the origin of textual significance and meaning. We realize that there is meaning in a text. But where is it from? In semiotics, the problem of intentionality comes down to asking meaning the same question that is usually addressed to a stranger: where are you from, meaning? The different disciplines of meaning, as well as the different branches of semiotics, answer this question in discrepant ways.

For some, meaning essentially comes from the reader, the listener, the spectator, etc. The one who receives a text becomes her master, and injects into it, or even onto it, her subjectivity’s desire for meaningfulness. According to this perspective, the meaning that I find in the Divine Comedy, for instance, ultimately depends on what I, consciously or unconsciously, decide to project on its signifying surface. Ultimately, I am Dante, I am Virgil, I am Beatrice, I am the God of the text.

An alternative approach answers the same question “where are you from, meaning?” in a radically different way. It looks for indexical links between the surface of the text, that is, the way in which a roman, a fresco, a symphony, etc. appears, and those agencies that have caused this surface to be phenomenologically arranged as it is. The intentionality that matters in the creation of meaning, according to this perspective, is not that of the reader, but that of the author. Ultimately, it is the author’s mind that I look for when I peruse a text.

The novelty of the semiotic approach, and especially of Umberto Eco’s point of view, has consisted in suggesting that a third kind of intentionality exists between that of the reader and that of the author. It is the intentionality of the text itself. The author arranges the text as she pleases, yet this arrangement takes place within a grammar and, even more importantly, within a culture. In creation, the author is never entirely free, not only for it draws her communicative materials from a socially shared deposit of semiotic forms but also for, once these forms are set, they entail meaningful consequences that usually escape the author’s intentional control. A text means because of her author but also and above all beyond and sometimes even despite her, especially as regards complex artistic texts. When this third approach faces the question: “where are you from, meaning?”, it looks for an answer neither in the subjective response of the receiver nor in the objective impulse of the author but in the inter-subjective encyclopedia of cultural relations that, shared by a community of interpreters, determines the grid of meaningful determinations through which a text is read.

Umberto Eco’s solution, however, does not solve the problem of the intentionality of meaning but elegantly displaces it toward a different domain, that of cultural semiotics. How and, even more crucially, why does a community of interpreters take shape, settling on a certain configuration of the socially shared deposit of forms and meaning that guides the correct interpretation of texts within the community? Even more mysteriously, if the intention of a text is inter-subjectively set by a society’s hermeneutic culture, how does it change? And how do individual interpretations, including the wrong ones, influence this process?

The deep nature of textual intentionality, moreover, must be investigated not only theoretically but also historically, with an eye to considering the way in which it is affected by changes in communication technology. For example, how is a “community of interpreters” established in a society that, increasingly globalized, circulates meaning across traditional ethno-cultural and linguistic boundaries? Can such a thing as a “global community of interpreters” exist?

Issue 27-28 of Lexia invites contributions on the relation between text and intentionality, investigated from the point of view of semiotics and related disciplines.

Here is the expected publication schedule of the volume:

June 15, 2017: deadline for contributions;

July 15, 2017: deadline for referees;

September 15, 2017: deadline for revised versions of contributions;

December 15, 2017: publication of Lexia n. 27-28.

Contributions, 30,000 characters max, MLA stylesheet, with a 500 words max English abstract and 5 English key–words, should be sent to

Languages: English (preferred), Chinese, French, Italian, Spanish, Portuguese [other languages if reviewers are available]


:都灵大学,西莫•里奥尼; 中国社科院,


[Chinese version: French, Italian, Spanish, and Portuguese versions below; English version above]














语言要求:英语(最佳),意大利语,法语,西班牙语,汉语 [如果有相关其他可以使用相其他]

LEXIA 27-28: Intenzionalità

A cura di Massimo Leone, Università di Torino e Zhang Jiang, Accademia Cinese delle Scienze Sociali


[Italian version: French, Spanish, and Portuguese versions below; English and Chinese version above]

L’intenzionalità è un tema di ricerca cruciale, tanto nelle scienze naturali quanto in quelle umanistiche. Le diverse discipline lo esplorano attraverso vari approcci. Nella semiotica, e soprattutto in quella strutturale, l’intenzionalità viene studiata in relazione al concetto di testo. Se lo si definisce come porzione di senso che una cultura isola in quanto peculiarmente significativa in relazione al suo contesto, allora la questione dell’intenzionalità riguarda l’origine della significatività e del senso del testo. Ci rendiamo conto del senso vi esiste. Ma da dove proviene? Nella semiotica, il problema dell’intenzionalità si riassume nel porre al senso la stessa domanda che solitamente si rivolge a un estraneo: da dove vieni? Le differenti discipline del senso, così come le differenti branche della semiotica, rispondono in modi diversi.

Per alcuni, il senso proviene essenzialmente dal lettore, dall’ascoltatore, dallo spettatore, etc. Colui che riceve il testo ne diviene il “dominus”, e vi inietta, o vi appone, il proprio desiderio soggettivo di significatività. Secondo questa prospettiva, il senso che si trova nella Divina Commedia, per esempio, dipende in ultima analisi da cosa io, consciamente o meno, decida di proiettare sulla sua superficie significante. In definitiva: io sono Dante, io sono Virgilio, io sono Beatrice, io sono il Dio del testo.

Un approccio alternativo risponde alla stessa domanda (“da dove vieni, senso?”) in maniera radicalmente diversa. Esso guarda ai collegamenti indessicali fra la superficie del testo — cioè il modo in cui un romanzo, un affresco, una sinfonia, e così via, appaiono — e le agentività che hanno fatto sì che tale superficie si mostri fenomenologicamente così com’è. L’intenzionalità rilevante nella creazione del senso, secondo questa prospettiva, non è quella del lettore, ma quella dell’autore. In definitiva, è la mente dell’autore che si osserva quando si esamina un testo.

La novità dell’approccio semiotico, specialmente quello di Umberto Eco, consiste nel suggerire che esiste un terzo tipo d’intenzionalità fra quella del lettore e quella dell’autore. È l’intenzionalità del testo stesso. L’autore organizza il testo come preferisce, ma questa organizzazione prende posto entro il perimetro di una grammatica e — più importante ancora — entro quello di una cultura. L’autore non è mai interamente libero nella creazione, non solo perché trae i suoi materiali comunicativi da un deposito socialmente condiviso di forme semiotiche, ma anche perché, una volta che tali forme sono state organizzate, comportano conseguenze di senso che solitamente sfuggono al controllo intenzionale dell’autore. Un testo significa grazie al suo autore ma anche e soprattutto al di là dell’intenzionalità autoriale, e alle volte addirittura suo malgrado, specialmente per ciò che concerne i testi artistici complessi. Quando questo terzo approccio affronta la questione: “Da dove vieni, senso?”, esso non cerca una risposta né nel responso soggettivo del ricevente né nell’impulso oggettivo del mittente, bensì nell’enciclopedia inter-soggettiva di relazioni culturali che, condivisa da una comunità d’interpreti, configura la griglia di determinazioni semiosiche attraverso la quale il testo viene letto.

La soluzione di Umberto Eco, tuttavia, non risolve il problema dell’intenzionalità del senso, ma lo sposta elegantemente in un dominio diverso, quello della semiotica della cultura. Come e — questione ancora più cruciale — perché una comunità d’interpreti prende forma, coagulandosi attorno a una certa configurazione del deposito socialmente condiviso di forme e di senso che guida la corretta interpretazione dei testi nella comunità? Domanda ancora più intrigante: se l’intenzionalità di un testo è intersoggettivamente definita dalla cultura ermeneutica di una società, qual è il modo in cui tale cultura cambia? E in che modo le interpretazioni individuali, anche quelle sbagliate, influenzano tale processo?

La natura profonda dell’intenzionalità testuale, inoltre, deve essere studiata non solo teoricamente ma anche storicamente, con uno sguardo che consideri il modo in cui essa sia stata influenzata dall’evoluzione delle tecnologie della comunicazione. Per esempio: come si stabilisce una “comunità d’interpreti” in una società che, sempre più globalizzata, fa circolare il senso in maniera trasversale rispetto ai tradizionali confini etnoculturali e linguistici? Si può forse parlare di una “comunità d’interpreti globale”?

Il numero 27-28 di Lexia sollecita l’invio di articoli riguardanti la relazione fra testo e intenzionalità, relazione considerata dal punto di vista della semiotica e delle discipline affini.

Qui di seguito il calendario previsto per la pubblicazione del volume:

15 Giugno 2017: scadenza per l’invio di articoli;

15 Luglio 2017: completamento del doppio referaggio anonimo degli articoli;

15 Settembre 2017: scadenza per l’invio degli articoli modificati secondo le indicazioni dei revisori anonimi;

15 Dicembre 2017: pubblicazione del numero 27-28 di Lexia.

Gli articoli, lunghi non più di 30.000 battute spazi inclusi, devono rispettare le norme redazionali di Lexia ed essere corredati di un riassunto in inglese lungo non più di 500 parole e di 5 parole chiave in inglese; tutti i materiali devono essere inviati a

Lingue: inglese (preferita), cinese, francese, italiano, portoghese, spagnolo [altre lingue se vi è disponibilità di revisori competenti]

LEXIA 27: Intentionnalité

Dirigé par Massimo Leone, Université de Turin et Zhang Jiang, Académie Chinoise de Sciences Sociales


[French version: Spanish and Portuguese versions below; English, Chinese, and Italian version above]

L’intentionnalité est l’un des domaines d’investigation les plus cruciaux à la fois dans les sciences naturelles et dans les sciences humaines. Les différentes disciplines l’explorent à travers de diverses approches. En sémiotique, et surtout en sémiotique structurale, l’intentionnalité est étudiée par rapport à la notion de texte. Si un texte est une portion de sens qu’une culture isole en tant que particulièrement significative par rapport à son contexte, la question de l’intentionnalité repose essentiellement sur l’origine de la signification et du sens du texte. Nous comprenons qu’il y a du sens dans un texte. Mais d’où vient-il? En sémiotique, le problème de l’intentionnalité se résume à adresser au sens la même question qu’on pose habituellement à un étranger : d’où venez-vous ? Les différentes disciplines du sens, ainsi que les différentes branches de la sémiotique, répondent à cette question de manière discordante.

Pour certains, le sens provient essentiellement du lecteur, de l’auditeur, du spectateur, etc. Celui qui reçoit un texte en devient le maître, et y injecte, voire y projette, le désir de sa subjectivité pour la signification. Selon cette perspective, la signification que je trouve dans la Divine Comédie, par exemple, dépend en définitive de ce que je décide, consciemment ou inconsciemment, de projeter sur sa surface signifiante. En fin de compte, je suis Dante, je suis Virgil, je suis Béatrice, je suis le dieu du texte.

Une approche alternative répond à la même question, « d’où venez-vous, sens ? » d’une manière radicalement différente, en recherchant des liens indexicaux entre la surface du texte — c’est-à-dire la manière dont un roman, une fresque, une symphonie, etc. apparaissent — et les agentivités qui ont amené cette surface à manifester une telle phénoménologie. L’intentionnalité qui importe dans la création du sens, selon cette perspective, n’est pas celle du lecteur, mais celle de l’auteur. En fin de compte, c’est l’esprit de l’auteur que je recherche lorsque je lis un texte.

La nouveauté de l’approche sémiotique, et surtout du point de vue d’Umberto Eco, a consisté à suggérer qu’un troisième type d’intentionnalité existe entre celui du lecteur et celui de l’auteur. C’est l’intentionnalité du texte lui-même. L’auteur organise le texte comme bon lui semble, mais cet arrangement a lieu au sein d’une grammaire et, plus important encore, au sein d’une culture. Dans la création, l’auteur n’est jamais entièrement libre, non seulement parce qu’il tire son matériel communicatif d’un dépôt socialement partagé de formes sémiotiques, mais aussi parce que — une fois que ces formes sont définies — elles entraînent des conséquences significatives qui habituellement échappent au contrôle intentionnel de l’auteur. Un texte signifie à cause de son auteur, mais aussi et surtout au-delà et parfois même malgré son auteur, surtout en ce qui concerne les textes artistiques complexes. Lorsque cette troisième approche est confrontée à la question: « d’où venez-vous, sens ? », elle ne recherche ni la réponse subjective du destinataire ni l’impulsion objective de l’auteur, mais l’encyclopédie intersubjective des relations culturelles qui, partagée par une communauté d’interprètes, détermine la grille de déterminations significatives par lesquelles un texte est lu.

La solution d’Umberto Eco, cependant, ne résout pas le problème de l’intentionnalité du sens mais la déplace de manière élégante vers un domaine différent, celui de la sémiotique culturelle. Comment et — même plus crucialement — pourquoi une communauté d’interprètes prend-elle forme, établissant une certaine configuration du dépôt de formes et de sens socialement partagé qui guide l’interprétation correcte des textes au sein de la communauté elle-même ? Encore plus mystérieusement, si l’intention d’un texte est définie de façon intersubjective par la culture herméneutique d’une société, comment cela change-t-il ? Et comment les interprétations individuelles, y compris les mauvaises, influencent-elles ce processus?

La nature profonde de l’intentionnalité textuelle doit en outre être étudiée non seulement théoriquement mais aussi historiquement, dans le but d’examiner la manière dont elle est affectée par les changements dans les technologies de la communication. Par exemple, comment une « communauté d’interprètes » est-elle établie dans une société qui, de plus en plus mondialisée, fait circuler le sens de façon transversale par rapport aux limites ethnoculturelles et linguistiques traditionnelles ? Existe-t-il une « communauté d’interprètes à l’échelle globale » ?

Le numéro 27-28 de Lexia invite à proposer des contributions sur la relation entre texte et intentionnalité, relation étudiée du point de vue de la sémiotique et des disciplines connexes.

Voici le calendrier prévu pour la publication du volume :

15 juin 2017 : date limite pour les articles

15 juillet 2017 : date limite pour les réviseurs

15 septembre 2017 : date limite pour les versions révisées des contributions

15 décembre 2017 : publication de Lexia n. 27-28.

Les articles, 30.000 frappes max, feuille de style MLA, avec un résumé en anglais de 500 mots max et 5 motsclé en anglais, devront être envoyés à

Langues: anglais (préféré), chinois, espagnol, français, italien, português [d’autres langues si des reviseurs compétents sont disponibles].

LEXIA 27-28: Intencionalidad

Editado por Massimo Leone, Universidad de Turín y Zhang Jiang, Chinese Academy of Social Sciences

Llamada a contribuciones

[Spanish version: Portuguese version below; English, Chinese, Italian, and French versions above]

La intencionalidad es un tema fundamental de investigación tanto en las ciencias naturales como en las humanidades. Las diferentes disciplinas lo exploran a través de enfoques distintos. En la perspectiva de la semiótica y, especialmente, de la semiótica estructural, la intencionalidad se relaciona con el concepto de texto. Si el texto se considera una porción de significado, que en una determinada cultura cobra sentido en correspondencia con su contexto, la cuestión de la intencionalidad se halla básicamente en el origen de la significación del texto.

Sostenemos que el texto está dotado de sentido, ¿pero, de dónde viene? En la semiótica, el problema de la intencionalidad se concentra en la misma pregunta que normalmente se le hace a un extranjero: ¿de dónde vienes? Las diferentes disciplinas que tratan de la significación, tal como las variadas ramas de la semiótica, contestan a esta pregunta de maneras diferentes.

Según algunas de esas aproximaciones, el sentido deriva directamente del lector, del oyente o del espectador. El destinatario de un texto se vuelve en su dueño y proyecta en ello su deseo subjetivo de sentido. Según esta perspectiva, el sentido que, en cuanto destinatario, otorga alguien, por ejemplo, a la Divina Comedia, depende, en última instancia, de qué, de forma consciente o inconsciente, decido proyectar en la superficie significante. Básicamente, soy yo el Dante, el Virgilio, la Beatriz, el dios del texto.

Un acercamiento alternativo contesta a la misma pregunta, ¿de dónde vienes, sentido? de forma radicalmente diferente, buscando enlaces indexicales en la superficie del texto; es decir, cómo una novela, un fresco, una sinfonía, etc., se presentan mediante esos agentes que han creado fenomenológicamente esta superficie tal como es. A partir de esta perspectiva, la intencionalidad que importa no es la del lector, sino la del autor. En última instancia, es en la mente del autor a donde quiero llegar cuando leo detenidamente a un texto.

La novedad del enfoque semiótico, y especialmente de la contribución de Umberto Eco, ha consistido en proponer una tercera forma de intencionalidad que se sitúa entre la del lector y la del autor. Es la intencionalidad del texto mismo. El autor crea un texto en respuesta a su voluntad, pero la creación se halla dentro de unas normas gramaticales y, sobretodo, dentro de una cultura. En su operación creativa, el autor nunca está totalmente libre: no solo saca su material comunicativo de un deposito, socialmente compartido, de formas semióticas, sino, también, una vez que las formas han sido establecidas, ellas mismas asumen tratos significantes no previstos por la mente del autor. Un texto significa gracias a su autor, pero, también, y, sobretodo, más allá, y algunas veces a pesar de él, especialmente si se trata de complejos textos artísticos. Cuando este tercer enfoque intenta contestar a la pregunta ¿de dónde vienes, sentido?, no busca respuesta ni en la interpretación del destinatario, ni en el impulso creativo del autor, sino en la enciclopedia intersubjetiva de las relaciones culturales compartida en una comunidad de intérpretes, que determina la red de implicaciones a través de la cuales un texto se lee.

La solución de Umberto Eco, sin embargo, no resuelve el problema de la intencionalidad del significado, sino que lo desplaza, con elegancia, hacia un campo diferente: el de la semiótica cultural. ¿Cómo y, lo que es más importante, por qué se configura una comunidad de intérpretes, basada en una cierta configuración del depósito socialmente compartido de formas y significados que guía la correcta interpretación de los textos dentro de la comunidad? Aún más misteriosamente, si la intención de un texto está intersubjetivamente establecida por la cultura hermenéutica de una sociedad, ¿cómo varía?, ¿y cómo influyen las interpretaciones individuales, incluidas las equivocadas, en este proceso?

La naturaleza profunda de la intencionalidad textual, además, debe ser investigada no solo teóricamente, sino también históricamente, con miras a considerar la forma en la que se ve afectada por los cambios en las tecnologías de la comunicación. Por ejemplo, ¿cómo se establece una “comunidad de intérpretes” en una sociedad cada vez más globalizada, que hace circular el significado a través de los límites étnico-culturales y lingüísticos tradicionales? ¿Puede existir una “comunidad global de intérpretes”?

El número 27-28 de Lexia invita a enviar contribuciones relevantes sobre la relación entre texto e intencionalidad, relación considerada como objeto de investigación desde el punto de vista de la semiótica y de las disciplinas afines.

Este es el calendario previsto para la publicación del volumen:

15 junio 2017: fecha límite para los artículos;

15 julio 2017: fecha límite para los revisores;

15 septiembre 2017: fecha límite para las revisiones de los artículos;

15 diciembre 2017: publicación de Lexia n. 27-28.

Los artículos, 30.000 caracteres máximo, hoja de estilo MLA, con un resumen en inglés de 500 palabras máx. y 5 palabras-llave en inglés, deberán ser enviadas a

Lenguas: Inglés (preferido), chino, español, francés, italiano, portugués [otros idiomas si hay revisores competentes disponibles].

LEXIA 27-28: Intencionalidade.

Editores Massimo LEONE, Universidade Degli Studio di Torino e Zhang JIANG, Chinese Academy of Social Sciences.

Chamada de trabalhos

[Portuguese version: English, Chinese, Italian, French, and Spanish versions above]

A intencionalidade é uma das áreas mais cruciais de investigação tanto nas ciências quanto nas humanidades. As diferentes disciplinas exploram juntas várias aproximações. Em semiótica, e especialmente na semiótica estruturalista, a intencionalidade é investigada em relação ao conceito de texto. Se um texto é uma parte compreensível de uma cultura isolada com significação peculiar em relação ao seu contexto, a questão da intencionalidade essencialmente abrange a origem da significação e do sentido. Nós percebemos que há sentido em um texto. Mas onde nasce? Em semiótica, o problema da intencionalidade faz a mesma pergunta que usualmente fazemos a um estrangeiro: onde você nasceu, de onde você vem? As diferentes disciplinas que estudam o sentido e a significação, bem como os diferentes ramos da semiótica, fazem esta pergunta de modos variados.

Para alguns, a significação essencialmente é dada pelo leitor, pelo ouvinte, pelo espectador, etc. Cada um que recebe um texto torna-se seu mestre, e injeta nele, ou mesmo para ele, seus subjetivos desejos de significação. De acordo com esta perspectiva, o significado que eu encontro na Divina Comedia, em última instância, depende daquilo que eu, conscientemente ou inconscientemente, decido projetar sobre a sua superfície significante. Em última análise eu sou Dante, eu sou Virgil, eu sou Beatrice, eu sou o Deus do texto.

Uma aproximação alternativa responde a mesma questão “onde você nasceu, de onde você vem?, sentido” de um modo radicalmente diferente: observando os vínculos indiciais entre a superfície de um texto, ou seja, o modo como aparece uma novela, um afresco, uma sinfonia, etc. e esses agenciamentos que fizeram com que tal superfície fosse organizada fenomenologicamente como se apresenta. A intencionalidade que importa na criação do sentido, por esta perspectiva, não seria dada pelo leitor, mas sim pelo autor que determina seu significado. Em última análise, é a mente do autor que eu vejo quando leio um texto.

A novidade da abordagem semiótica e especialmente do ponto de vista de Umberto Eco, consistiu em sugerir um terceiro tipo de intencionalidade entre o autor e o leitor. Isto é a intencionalidade do texto por si mesmo. O autor organiza o texto à sua vontade, mas esse arranjo ocorre dentro de uma gramática e, mais importante ainda, dentro de uma cultura. Na criação, o autor nunca é inteiramente livre, não só porque extrai seus materiais comunicativos de um depósito socialmente compartilhado de formas semióticas, mas também porque, uma vez que essas formas são definidas, elas trazem consequências significativas que geralmente escapam ao controle intencional do autor. Um texto significa por causa de seu autor, mas também, acima de tudo além dele e, às vezes, até mesmo apesar dele, especialmente nos textos artísticos complexos. Quando esta terceira abordagem enfrenta a questão: “onde você nasceu, de onde você vem, sentido””, ela responde nem subjetivamente em relação ao receptor e nem objetivamente em relação ao autor, mas no que respeita a enciclopédia intersubjetiva de relações culturais que, compartilhada por uma comunidade de interpretes, produz a grade de determinações significativas através das quais um texto é lido.

No entanto, a solução de Umberto Eco não resolve o problema da intencionalidade de significado, mas o desloca elegantemente para um domínio diferente, o da semiótica da Cultura. Como e — mais importante ainda — por que uma comunidade de intérpretes toma forma, estabelecendo-se numa certa configuração do depósito social compartilhando de formas e sentidos que orientam a correta interpretação dos textos dentro de uma dada comunidade? Ainda mais misteriosamente, se a intenção de um texto é intersubjetivamente definida pela cultura hermenêutica de uma sociedade, como ela muda? E como as interpretações individuais, incluindo as erradas, influenciam esse processo?

Além disso, a natureza profunda da intencionalidade textual deve ser investigada não apenas de forma teórica, mas também historicamente, tendo em vista considerar a maneira pela qual ela é afetada pelas mudanças na tecnologia da comunicação. Por exemplo, como é que uma “comunidade de intérpretes” está estabelecida numa sociedade, cada vez mais globalizada, na qual o sentido circula através de fronteiras étnico-culturais e linguísticas tradicionais? Pode existir uma “comunidade global de intérpretes”?

A edição 27-28 de Lexia convida para publicação de contribuições notáveis sobre a relação entre texto e intencionalidade, investigada do ponto de vista da semiótica e disciplinas relacionadas.

Aqui está o cronograma de publicação esperado do volume:

15 de junho de 2017: prazo para contribuições;

15 de julho de 2017: prazo para os árbitros;

15 de setembro de 2017: prazo para versões revisadas das contribuições;

15 de dezembro de 2017: publicação de Lexia n. 27-28.

Contribuições, máximo de 30.000 caracteres, norma MLA (MLA StyleSheet), com um máximo de 500 palavras em inglês e cinco palavras-chave em inglês, devem ser enviadas para

Idiomas aceitos: Inglês (preferencial), Chinês, Francês, Italiano, Espanhol, Português e outros idiomas se os revisores estiverem disponíveis.

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